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giovedì 12 dicembre 2013

Gadda e la rabbia civile

È passato mezzo secolo dalla pubblicazione del capolavoro di Gadda, La cognizione del dolore. Era il 1963. Usciva presso Einaudi, in un'edizione bellissima, con un saggio iniziale di Contini più difficile dello stesso romanzo, raccogliendo per la prima volta in un unico volume i vari episodi apparsi sulla rivista Letteratura durante la prima travagliata stesura, dal 1938 al 1941.

Nonostante parlasse di quell'Italia, il libro parlava a questa Italia. Vent'anni non sembravano, già allora, essere passati. Certo, c'era stata la guerra, il grande miracolo economico di mezzo; quindi la mutazione antropologica, la laicizzazione d'importo. Eppure, quasi librandosi sulle diagnosi pasoliniane, quasi cancellando con un colpo di spugna quell'indiscutibile rottura storica, il libro di Gadda parlava, urlava, raccontava di un'Italia più profonda, surrettizia, la borghesissima Italia della continuità e dell'immobilismo.

martedì 3 aprile 2012

L'ingegnere va a teatro


[Qualche pensiero confuso e annodato attorno al monologo di Gifuni e Bertolucci L'ingegner Gadda va alla guerra, andato in scena il 2 aprile 2012 a Ravenna, Teatro Alighieri.]

Per tutto lo spettacolo ci si chiede: ma chi è che parla? Quale strano groviglio di personaggi sta interpretando Gifuni? 
 
Adesso è chiaramente il volontario Gadda interventista che si lamenta degli stivali dell'esercito italiano, in un milanese comico e asimmetrico. Adesso invece pare un inetto Amleto balbettante e mammone, afflitto da un'insicurezza atavica, che piange la morte del fratello aviatore. Poi ecco cambiare nuovamente le timbriche e l'accento: si tratta di De Madrigal, scrittore fiorentino duecentesco trapiantato nell'Italia fascista che si lancia in latrati vituperosi contro il regime e Mussolini.