Chi
ci ha educato all'emersione, e perché? L'anabasi frustrante verso la
luce, verso il riflettore – il movimento della falena intontita –
mi sembra proprio lo sbracciarsi irrequieto del venditore di piazza.
Sogna l'emergere chi è immiserito del reale. Sogna la luce chi beve
solo notte. Tutti educati allo stesso movimento d'ascesa, alla stessa
scalata asociale, tutti desiderosi di pane e interviste, “venite e
sarete incensati, c'è posto per tutti, anche per chi ali non ha”.
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lunedì 11 novembre 2013
venerdì 20 settembre 2013
Disimparare ad accontentarsi
Si
racconta che Dino Campana, prima di vendere i suoi Canti Orfici,
fosse solito squadrare attentamente l'acquirente di turno alla
ricerca di particolari fisiognomici rivelatori della sua preparazione
poetica. Chi passava l'esame con successo, “lo spirito poetico
puro”, si vedeva consegnare il libretto intero, tuttalpiù privo qua e
là di qualche pagina; ai malcapitati, invece, spesso non restavano
che due o tre poesie – e delle meno riuscite. Effe Ti Marinetti,
“lo schiaffo ed il pugno”, si dovette accontentare della sola
copertina. Non è forse un diritto del poeta quello di difendersi
dagli occhi degli imbecilli?
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Dino Campana,
poesia,
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domenica 25 novembre 2012
In fase di caricamento
È
un serpente circolare, l'eterno ritorno che non si decide ad andare.
Si mangia incessantemente la coda tratteggiata, si crea e si
distrugge nel non-senso del tempo. Minuto dopo minuto si muove,
eppure rimane fermo! e si muove e rimane fermo. La stasi in movimento
del caricamento, dell'attesa all'azione, alla resa, all'evento, allo
svolgimento del tempo. Il gomitolo s'attorciglia, o' gliommero,
dobbiamo attendere lo sciogliersi del dramma, la spada che recida i
vincoli del serpentello, che lo liberi per sempre, distruggendolo,
dal suo tragico destino all'in-azione.
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prosa,
serendipiche,
tempo
venerdì 11 maggio 2012
L'ultima
Qui trovate l'ultima serendipica sul blog attornoalfuoco, ma forse no. Forse ne verranno pubblicate altre. Oppure no. State incerti che sarà così.
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martedì 8 maggio 2012
Artemisia e le ceneri
Perchè,
se avesse ragione Freud, ma non ce l'ha, anche i cristiani, che si
mangiano il loro dio e lo ricordano ogni giorno, e non riescono
proprio a dimenticare questo morto, anche loro soffrirebbero di
qualcosa, e, forse, Freud la chiamerebbe coazione a ripetere, forse, o chissà
che diavolo.
Un po'
come se Artemisia fosse costretta a bere le ceneri del marito ogni
santo giorno, poveretta. Proprio lei, che strano, che dà il nome
alla pianta d'assenzio. E di solito, si beve per dimenticare.
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venerdì 27 aprile 2012
Alla mostra
L'aria
seria e contrita – è tutto così importante
– dicono cose strane con nomi lunghi e fanno gesti innaturali –
sorrisi ironici di noia “guarda questo qui, patetico, ripetitivo,
vecchio” – qualche bambino che corre è l'elemento più sincero
del quadro, i genitori dicono “sta fermo, Francesco, vieni qui”,
senza nemmeno guardare il Francesco, che adesso gattona sotto le
sedie – le opere sono su poveri tavoletti di legno, senza
spiegazioni, come spuntati dal nulla – noia incredibile le solite
facce - “quanto me lo fai questo libro?” “per te, per te posso
fare un'eccezione” “no, non fare, non sentirti in dovere, siamo
qui per questo, no?”
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lunedì 16 aprile 2012
De myopia
Molti
sono gli svantaggi del miope: mancata distinzione dei visi e
conseguente rischio di non rispondere al saluto; perdita
dell'uscita in autostrada perché la
segnaletica è confusa;
condanna ai banchi più vicini alla lavagna; non godere delle stelle;
nascondere gli occhi dietro a vetri, spesso sporchi.
Secondo
alcuni, tuttavia, non
mancherebbe qualche vantaggio:
migliore comprensione dell'arte astratta; propensione a non fidarsi
dei sensi; attitudine ad una epistemologia creativa; interesse al
nunc, e soprattutto all'hic;
uscire dalle risse indenne; una discreta aura di sapienza; godere
delle cose da vicino.
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venerdì 6 aprile 2012
Urli
Cioran
scrive che siamo tutti malati e che ad ognuno di noi servirebbero un
Sahara per urlarvi a volontà, o le rive di un mare elegiaco e
impetuoso per mescolare ai suoi lamenti sfrenati i nostri più
sfrenati ancora.
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Cioran,
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venerdì 30 marzo 2012
Come la testa di un pesce
"E a volte riaffiora come la testa di un pesceil ricordo dell'anima che un tempoci guidò fra spettri stellati."
Riaffiora
come la testa di un pesce dice un poeta che conosco è il Mistero a
riaffiorare proprio quando le parole sembrano esser diventate più
chiare, è vero, lo dice un poeta che conosco perché è così che
quando più le cose sembran semplici e più ti sei immerso nello
studio è allora che senti qualcosa che manca che sfugge che stanca
che si potrebbe chiamare caos penso o caso – basta retrocedere la
esse e spingere avanti la o – o assurdo anche, e invece il poeta
che conosco ha scelto di chiamare il mistero di chiamarlo l'ha
chiamato il riaffiorare della testa di un pesce e allora
ditemi voi ditemi se avete mai visto un pesce riaffiorare con la
testa o sennò parlatemi del mistero, vi prego.
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Per amica silentia nivis,
prosa,
serendipiche
venerdì 23 marzo 2012
Linguaggi, scritture, parole
Un
linguaggio d'alta montagna, rarefatto, lieve e nitido. Niente che
sbavi o disturbi, ogni parola pulita, ogni frase ben calibrata. Da
scrivere col martello sul marmo, definitivamente: parole che si fanno
geologia, reticoli cristallini immutabili.
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giovedì 15 marzo 2012
L'uomo che voleva essere coerente a tutti i costi
Me
lo chiedeva sempre, Sai che fine ha fatto l'uomo che voleva essere
coerente a tutti i costi, mi diceva; e mi guardava con uno sguardo
strano, indagatore, come per sapere se capivo davvero quello che mi
voleva dire.
Io
stavo al gioco. No, non lo so, rispondevo, che fine ha fatto? E
allora s'illuminava in un gran sorriso e la risposta, come la
domanda, era sempre la stessa: Ha finito per mangiarsi, pezzo a
pezzo. Ecco che fine ha fatto l'uomo che voleva essere coerente a
tutti costi.
Non
gli chiesi mai il significato della storiella, ma mi è rimasta
dentro. Non è mai più uscita, come certi brutti pensieri che ti
prendono sempre quando guardi un carro funebre.
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prosa,
serendipiche
venerdì 9 marzo 2012
Dietro al bancone
Dietro
al bancone di un pub, dietro alla birra – piccola? - media -
bionda? - rossa, dietro agli occhi della barista, dietro alle tette
della barista, ecco un bel posto dove pensare. Più protetti di così,
penso. Guardo i cimeli appesi ai muri: qualche foto, qualche poster
di film vecchi, visi di attrici del passato, macchine d'epoca.
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martedì 28 febbraio 2012
Ichtus, pesci e turisti
Gesù
cristo figlio di dio salvatore, voleva dire Ichtus
– un po' come i patrioti italiani scrivevano Viva
Verdi sui muri per
omaggiare segretamente Vittorio Emanuele Re d'Italia – e che mi
prenda questo ichtus, se nella chiesa di San Francesco che parlava
agli animali, là sotto l'abside, nella cripta, dove la storia
incrocia la storia e la datazione si fa complessa, mi prenda al volo
se quelli non sono proprio due pesci rossi, due ichtus rossi.
Metto
la monetina e fiat lux, 50 centesimi per illuminare una piscina sacra
– come se non arrivassero a pagare le bollette, loro! – i mosaici
incomprensibili si mettono a tremolare sotto l'acqua limipida e
pesci, pesci rossi e pesci bianchi che mi vengono in contro,
boccheggiano e a fianco a me boccheggia il turista, tirchio, non ha
voluto metterci i soldi e adesso ne approfitta per meravigliarsi.
Che
gli prenda un colpo se quelli non sono due ichtus, che gli
boccheggiano davanti – ma c'è l'acqua? Ci sono i pesci? mi chiede,
sporgendo la testa. Sì, sì, è tutto vero, qua c'è l'acqua e i
pesci ma non spandiamo la voce, non vorrei che c'aprissero una
pescheria, visti i tempi di crisi - e di mercanti, in chiesa, bastano
quelli che chiedono i soldi per l'ichtus.
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serendipiche
venerdì 24 febbraio 2012
Zeusi e l'inganno
Si
dice che Zeusi avesse raggiunto tale maestria nella sua arte che
dipingendo un grappolo d'uva su un muro, gli
uccellini si scheggiarono il becco per riuscire a mangiarne i
chicchi. L'abilità dell'artista si misurava con l'inganno,
suscitando ammirazione infinita sugli ingannati.
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venerdì 10 febbraio 2012
Attorno a "boh!"
Un'oasi
d'insicurezza, una bolla di mistero. Bisogna studiare le leggi
meccaniche che regolano l'uso di questo Verbo mistico, scoprirne la
dinamica interna. Quanto più la domanda si fa pressante, tanto più
la risposta si corazza, s'appesantisce, s'impantana. Poi lo scatto,
la redenzione, la sublimazione nell'oscura deissi gutturale: boh.
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domenica 5 febbraio 2012
La serendipica scartata #2
Spalare la neve
È da un
po' di tempo, non troppo a dire la verità, che gira per la Rete una
foto interessante quanto provocante: un gruppo di baldanzosi giovani
armati di vanghe, sorridenti dietro la bandiera del loro partito, in
una tenera fotoricordo prima dell'immane travaglio. Chilometri
quadrati da spalare, bianco ghiaccio siberiano crepamani – e questi
magnifici aitanti volontari pronti a sacrificarsi per la
cittadinanza, in nome della politica attiva. Ce n'è abbastanza per
far piangere vedove, altroché.
Chissà,
chissà se fosse stata merda, penso, chissà se ci sarebbero andati
lo stesso a spalare. Ma non solo i chilometri quadrati di loro
cugina-camerata-alla-lontana Piazza Kennedy, no: voglio più
romanticismo, più azione. Spalare tutta la merda che il loro partito
mi ha fatto ingoiare a forza, nei salotti televisivi, nei culi
danzanti, nelle barzelette, nelle canzoncielle napulitane, dietro le
risate di Mamma Europa. Solo, mi dico, non saprebbero dove metterla
tutta quella merda, tanta ne hanno fatta. E già le discariche son
piene.
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venerdì 3 febbraio 2012
Adriatico femmina, adriatico tenue
Adriatico
femmina, adriatico tenue, ho pensato, adriatico pavido che non sa
d'esser mare, adriatico acquarello, adriatico indeciso, che non
prende ma regala. Mo guarda, lascia che la terra gli porti via la
luce!, ho pensato – che razza di vile d'un mare. Per il molo lungo
passeggio e questo mare calmo e verde mi ruzzola in testa s'appiccica
ad aggettivi.
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venerdì 27 gennaio 2012
Per una dietetica della mente
C'è
una dietetica del corpo – quella scienza inesattissima che ci dice
quali parti del mondo ingerire e quali no per star bene, per non
sovraccaricare il fegato o per piacere agli altri – e c'è, o
meglio, sarebbe bello ci fosse, anche una dietetica della mente,
inesatta anche questa, ma non poi molto più della prima –
dietetica della mente che la ripulisca dalle scorie, dai residui di
cattive letture, dagli abusi e che la purifichi purgandola.
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attornoalfuoco,
dietetica,
serendipiche
martedì 24 gennaio 2012
La serendipica scartata #1
Ci dovrebbero scrivere una poesia.
Ci
dovrebbero scrivere una poesia, ho pensato sul balcone – e giù la
gente che passava – una poesia che parli soltanto dei fazzoletti che
portano le vecchiette per coprirsi i capelli.
Una
bella poesia che parli di quei triangoli di stoffa colorati, che
sanno di oriente e di campagna, di pudore e di vanità, lievi come le
loro fantasie e grevi come il tempo che indicano. Scriverci una
poesia, pensavo, perché sono la prova che si può invecchiare anche
a colori.
Si parla di:
poesia,
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venerdì 20 gennaio 2012
Il sogno di Hume
È
proprio in quello stadio del dormiveglia – qualcuno lo chiama
ipnagogico per darsi delle arie – quando il cervello vaga a briglie
sciolte appena prima di addormentarsi, è allora che ci vengono le
idee migliori.
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