Dietro
al bancone di un pub, dietro alla birra – piccola? - media -
bionda? - rossa, dietro agli occhi della barista, dietro alle tette
della barista, ecco un bel posto dove pensare. Più protetti di così,
penso. Guardo i cimeli appesi ai muri: qualche foto, qualche poster
di film vecchi, visi di attrici del passato, macchine d'epoca.
venerdì 9 marzo 2012
martedì 28 febbraio 2012
Ichtus, pesci e turisti
Gesù
cristo figlio di dio salvatore, voleva dire Ichtus
– un po' come i patrioti italiani scrivevano Viva
Verdi sui muri per
omaggiare segretamente Vittorio Emanuele Re d'Italia – e che mi
prenda questo ichtus, se nella chiesa di San Francesco che parlava
agli animali, là sotto l'abside, nella cripta, dove la storia
incrocia la storia e la datazione si fa complessa, mi prenda al volo
se quelli non sono proprio due pesci rossi, due ichtus rossi.
Metto
la monetina e fiat lux, 50 centesimi per illuminare una piscina sacra
– come se non arrivassero a pagare le bollette, loro! – i mosaici
incomprensibili si mettono a tremolare sotto l'acqua limipida e
pesci, pesci rossi e pesci bianchi che mi vengono in contro,
boccheggiano e a fianco a me boccheggia il turista, tirchio, non ha
voluto metterci i soldi e adesso ne approfitta per meravigliarsi.
Che
gli prenda un colpo se quelli non sono due ichtus, che gli
boccheggiano davanti – ma c'è l'acqua? Ci sono i pesci? mi chiede,
sporgendo la testa. Sì, sì, è tutto vero, qua c'è l'acqua e i
pesci ma non spandiamo la voce, non vorrei che c'aprissero una
pescheria, visti i tempi di crisi - e di mercanti, in chiesa, bastano
quelli che chiedono i soldi per l'ichtus.
Si parla di:
prosa,
Ravenna,
San Francesco,
serendipiche
sabato 25 febbraio 2012
Qualche pensiero sul postmodernismo. Parte seconda.
Abbiamo analizzato il pensiero di Simon Reynolds riguardo alla retromania,
idea che interessa il campo della musica popolare quanto quello della
moda e dell'arte contemporanea.
La
paralisi creativa che investe questi campi sarebbe misurabile
dall'emergere di nuovi fenomeni quali revival e stili musicali
sincretisti o “archivistici”; paralisi in parte originata dalla
rivoluzionaria pervasività della documentazione digitale.
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arte,
estetica,
Fleck,
innovazione,
Lyotard,
modernismo,
postmodernismo,
Simon Reynolds,
Tatarkiewicz
venerdì 24 febbraio 2012
Zeusi e l'inganno
Si
dice che Zeusi avesse raggiunto tale maestria nella sua arte che
dipingendo un grappolo d'uva su un muro, gli
uccellini si scheggiarono il becco per riuscire a mangiarne i
chicchi. L'abilità dell'artista si misurava con l'inganno,
suscitando ammirazione infinita sugli ingannati.
Si parla di:
attornoalfuoco,
inganno,
pittura,
serendipiche,
Zeusi
venerdì 10 febbraio 2012
Attorno a "boh!"
Un'oasi
d'insicurezza, una bolla di mistero. Bisogna studiare le leggi
meccaniche che regolano l'uso di questo Verbo mistico, scoprirne la
dinamica interna. Quanto più la domanda si fa pressante, tanto più
la risposta si corazza, s'appesantisce, s'impantana. Poi lo scatto,
la redenzione, la sublimazione nell'oscura deissi gutturale: boh.
Si parla di:
attornoalfuoco,
prosa,
serendipiche
giovedì 9 febbraio 2012
Qualche pensiero sul postmodernismo. Parte prima.
Tra
le varie immagini dell'ultimo film di Sorrentino, This must be the place,
ce n'è una che, a distanza di ormai qualche mese, ricordiamo di una
rara forza espressiva. Il rocker fallito, simbolo dell'immobilismo
musicale degli ultimi anni, maschera di se stesso, è alla ricerca
dell'aguzzino nazista del padre. Riesce a rintracciarlo, ormai più
che ottuagenario, dentro un caravan, solo nel bel mezzo della
Siberia.
Faccia
a faccia con l'orrore, Cheyenne porta la mano alla tasca; ci
aspettiamo che tiri fuori un'arma, per farla finita col passato e
completare una volta per tutte la vendetta. Ma ecco che invece dalla
tasca emerge una macchina fotografica, l'avvicina al viso del
gerarca, e il flash fa le veci dello sparo. Un
passato immortalato per sempre dal semplice gesto del rocker, invece
di essere distrutto come merita.
domenica 5 febbraio 2012
La serendipica scartata #2
Spalare la neve
È da un
po' di tempo, non troppo a dire la verità, che gira per la Rete una
foto interessante quanto provocante: un gruppo di baldanzosi giovani
armati di vanghe, sorridenti dietro la bandiera del loro partito, in
una tenera fotoricordo prima dell'immane travaglio. Chilometri
quadrati da spalare, bianco ghiaccio siberiano crepamani – e questi
magnifici aitanti volontari pronti a sacrificarsi per la
cittadinanza, in nome della politica attiva. Ce n'è abbastanza per
far piangere vedove, altroché.
Chissà,
chissà se fosse stata merda, penso, chissà se ci sarebbero andati
lo stesso a spalare. Ma non solo i chilometri quadrati di loro
cugina-camerata-alla-lontana Piazza Kennedy, no: voglio più
romanticismo, più azione. Spalare tutta la merda che il loro partito
mi ha fatto ingoiare a forza, nei salotti televisivi, nei culi
danzanti, nelle barzelette, nelle canzoncielle napulitane, dietro le
risate di Mamma Europa. Solo, mi dico, non saprebbero dove metterla
tutta quella merda, tanta ne hanno fatta. E già le discariche son
piene.
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politica,
Ravenna,
serendipiche
venerdì 3 febbraio 2012
Adriatico femmina, adriatico tenue
Adriatico
femmina, adriatico tenue, ho pensato, adriatico pavido che non sa
d'esser mare, adriatico acquarello, adriatico indeciso, che non
prende ma regala. Mo guarda, lascia che la terra gli porti via la
luce!, ho pensato – che razza di vile d'un mare. Per il molo lungo
passeggio e questo mare calmo e verde mi ruzzola in testa s'appiccica
ad aggettivi.
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