sabato 25 febbraio 2012

Qualche pensiero sul postmodernismo. Parte seconda.



Abbiamo analizzato il pensiero di Simon Reynolds riguardo alla retromania, idea che interessa il campo della musica popolare quanto quello della moda e dell'arte contemporanea.

La paralisi creativa che investe questi campi sarebbe misurabile dall'emergere di nuovi fenomeni quali revival e stili musicali sincretisti o “archivistici”; paralisi in parte originata dalla rivoluzionaria pervasività della documentazione digitale.

venerdì 24 febbraio 2012

Zeusi e l'inganno

Si dice che Zeusi avesse raggiunto tale maestria nella sua arte che dipingendo un grappolo d'uva su un muro, gli uccellini si scheggiarono il becco per riuscire a mangiarne i chicchi. L'abilità dell'artista si misurava con l'inganno, suscitando ammirazione infinita sugli ingannati. 
 

venerdì 10 febbraio 2012

Attorno a "boh!"


Un'oasi d'insicurezza, una bolla di mistero. Bisogna studiare le leggi meccaniche che regolano l'uso di questo Verbo mistico, scoprirne la dinamica interna. Quanto più la domanda si fa pressante, tanto più la risposta si corazza, s'appesantisce, s'impantana. Poi lo scatto, la redenzione, la sublimazione nell'oscura deissi gutturale: boh.


giovedì 9 febbraio 2012

Qualche pensiero sul postmodernismo. Parte prima.


Tra le varie immagini dell'ultimo film di Sorrentino, This must be the place, ce n'è una che, a distanza di ormai qualche mese, ricordiamo di una rara forza espressiva. Il rocker fallito, simbolo dell'immobilismo musicale degli ultimi anni, maschera di se stesso, è alla ricerca dell'aguzzino nazista del padre. Riesce a rintracciarlo, ormai più che ottuagenario, dentro un caravan, solo nel bel mezzo della Siberia.

Faccia a faccia con l'orrore, Cheyenne porta la mano alla tasca; ci aspettiamo che tiri fuori un'arma, per farla finita col passato e completare una volta per tutte la vendetta. Ma ecco che invece dalla tasca emerge una macchina fotografica, l'avvicina al viso del gerarca, e il flash fa le veci dello sparo. Un passato immortalato per sempre dal semplice gesto del rocker, invece di essere distrutto come merita.

domenica 5 febbraio 2012

La serendipica scartata #2

Spalare la neve

È da un po' di tempo, non troppo a dire la verità, che gira per la Rete una foto interessante quanto provocante: un gruppo di baldanzosi giovani armati di vanghe, sorridenti dietro la bandiera del loro partito, in una tenera fotoricordo prima dell'immane travaglio. Chilometri quadrati da spalare, bianco ghiaccio siberiano crepamani – e questi magnifici aitanti volontari pronti a sacrificarsi per la cittadinanza, in nome della politica attiva. Ce n'è abbastanza per far piangere vedove, altroché.


Chissà, chissà se fosse stata merda, penso, chissà se ci sarebbero andati lo stesso a spalare. Ma non solo i chilometri quadrati di loro cugina-camerata-alla-lontana Piazza Kennedy, no: voglio più romanticismo, più azione. Spalare tutta la merda che il loro partito mi ha fatto ingoiare a forza, nei salotti televisivi, nei culi danzanti, nelle barzelette, nelle canzoncielle napulitane, dietro le risate di Mamma Europa. Solo, mi dico, non saprebbero dove metterla tutta quella merda, tanta ne hanno fatta. E già le discariche son piene.

venerdì 3 febbraio 2012

Adriatico femmina, adriatico tenue


Adriatico femmina, adriatico tenue, ho pensato, adriatico pavido che non sa d'esser mare, adriatico acquarello, adriatico indeciso, che non prende ma regala. Mo guarda, lascia che la terra gli porti via la luce!, ho pensato – che razza di vile d'un mare. Per il molo lungo passeggio e questo mare calmo e verde mi ruzzola in testa s'appiccica ad aggettivi.

venerdì 27 gennaio 2012

Per una dietetica della mente


C'è una dietetica del corpo – quella scienza inesattissima che ci dice quali parti del mondo ingerire e quali no per star bene, per non sovraccaricare il fegato o per piacere agli altri – e c'è, o meglio, sarebbe bello ci fosse, anche una dietetica della mente, inesatta anche questa, ma non poi molto più della prima – dietetica della mente che la ripulisca dalle scorie, dai residui di cattive letture, dagli abusi e che la purifichi purgandola. 

giovedì 26 gennaio 2012

Crainz e il partitismo. Pensieri attorno a "Il paese mancato"




"Questo popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti e di cognati..."

Ennio Flaiano, Diario Notturno, 1951


Si ha come l'impressione che qualsiasi analisi storica, politica o sociologica sugli ultimi cinquant'anni del nostro paese, quale che sia la sua tesi o la sua posizione, non possa fare a meno di includere la riflessione di Pasolini.  
È un'impressione inquietante: la lucidità di Pasolini, da bussola sembra quasi diventare percorso obbligato, necessario – e non si capisce se la colpa sia nostra, della nostra mancanza di acume, oppure sia della storia che non vuole passare. È come se questo paese non voglia o non possa cambiare.
Questo almeno suggerisce la lettura di un libro fondamentale, Il paese mancato di Guido Crainz (Donzelli editore, Roma, 2003): dopo avere attraversato i fatti, le voci, la cultura italiana dal 1962 al 1992, l'ultimo capitolo (intitolato “La catastrofe”) si chiude così:

È forse necessario chiedersi se in questo percorso il Palazzo e parti significative del paese non si siano in realtà avvicinate, con quei tratti che Pasolini aveva delineato: lo spregio delle regole, il crescente disinteresse per i valori collettivi, un privilegiamento dell'affermazione individuale e di un gruppo che considera le norme un impaccio (e tratta chi le difende come un nemico da sconfiggere o da corrompere).”