lunedì 3 giugno 2013

La grande bellezza (solitaria)


La grande bellezza si annuncia già come film simbolo di questi anni. Sorrentino è uno dei pochi registi italiani ancora in grado di scattare istantanee; uno dei pochissimi ad avere il dono della sintesi.

Riunire è una più grande arte, un maggior merito”, scriveva Goethe nelle Affinità elettive, rispetto all'arte dell'analisi che separa e scompone, e continuava: “Un unificatore sarebbe il benvenuto in qualsiasi campo del mondo”. E a maggior ragione nel cinema.

sabato 18 maggio 2013

Teatro delle Albe: una trilogia


A Marco Martinelli e a Ermanna Montanari:
è poco, farò quel che posso

Come si comporta la verità? Svela o ri-vela? Come ci comportiamo di fronte alla verità? Ci scandalizziamo perché finalmente vediamo chiaro, o piuttosto, contemplandola, rischiamo di rimanere abbacinati?

Di solito non si giudica un'opera d'arte secondo le categorie della verità. Arte e verità non abitano lo stesso luogo, e non devono abitarlo: ci insegnano gli antichi che l'arte è rappresentazione, nulla più. Eppure, quando ci troviamo di fronte alle migliori rappresentazioni, spesso capita di venire investiti da una forza che, in un qualche modo, ci cambia, che muta la nostra visione delle cose. A tale categoria di rappresentazioni appartengono i lavori del Teatro delle Albe.

lunedì 15 aprile 2013

D'Holbach, l'apostolo della natura. Seconda parte


"Cercando di costruire un sistema filosofico coerente, d'Holbach finisce per intrecciare ateismo e naturalismo, finendo per deformare il secondo, che viene modellato sulla base di esigenze ateistiche e per indebolire il primo, dal momento che la scienza, per sua natura, si evolve e fa mancare il suo appoggio."

Così si concludeva l'intervento precedente, dedicato a mostrare come legando a doppio filo ateismo e naturalismo, si finisca per indebolire il secondo e deformare il primo. Questo, in buona sostanza, l'errore originario del Barone, destinato ad influenzare negativamente la formulazione di un ateismo filosofico maturo.

Occorre ora sviluppare la tesi e indicare quali altri problemi emergano da questo errore; primo tra tutti, il pericolo di un dogmatismo ateo.

giovedì 4 aprile 2013

D'Holbach, l'apostolo della natura. Prima parte


Il caso di d'Holbach è interessante per chiunque si occupi di ateismo e soprattutto di storia dell'ateismo. Non si tratta di studiare il materialismo ormai obsoleto di un grande intellettuale del Settecento, tutt'altro: si tratta di individuare archeologicamente una discendenza più o meno diretta che imparenti il ricco barone franco-tedesco alle più recenti esperienze italiane della UAAR e mostrarne, allo stesso tempo, la sostanziale identità d'impostazione teorica. Si tratta, in ultima analisi, di ripensare daccapo le basi dell'ateismo filosofico.

Capire il pensiero di d'Holbach, isolarne gli errori scientifici più grossolani, esaminare lo sviluppo delle sue posizioni nel corso degli ultimi tre secoli è di fondamentale importanza per comprendere come e perché l'ateismo filosofico abbia finora mancato di una matura elaborazione intellettuale. L'ateismo filosofico ha avuto, bisogna ammetterlo, cattivi padri fondatori.

domenica 27 gennaio 2013

Sul giorno della memoria


L'esagerazione è uno strumento della dialettica di Adorno. Quando il francofortese dichiarava, sicuro di sé e delle sue teorie, che “scrivere poesie dopo Auschwitz è un atto di barbarie”, le sue parole, lungi da essere una semplice provocazione intellettuale, vanno prese sul serio.

Scrivere poesie, fare cultura dopo Auschwitz, è un “atto di barbarie” perché la cultura ha fallito. Se è stato possibile, in uno dei paesi intellettualmente più progrediti al mondo, eliminare sistematicamente individui come capi di bestiame, allora la cultura non era che spazzatura, macchiata per sempre dal marchio del nazismo. Farla significherebbe rendersi complici della stessa civiltà che ha creato Bach e i campi di sterminio.

martedì 25 dicembre 2012

Cattedra e dialogo


Si dice che una sola immagine, quando ben organizzata, valga più di mille parole; e se per la pittura contemporanea questo detto non vale più, in quanto si dipinge soprattutto per evitare la parola, per rifugiarsi nell'indicibile, nel nostro caso questi due affreschi, compiuti nello stesso torno di tempo da due maestri dell'Umanesimo italiano, valgono quanto un trattato filosofico sulla differenza fra dialogo e cattedra.

A chi volesse capire qualcosa della differenza fra due concezioni speculari della conoscenza e della trasmissione del sapere, una derivante dalla filosofia e l'altra dalla teologia, senza però faticare su testi e saggi tradizionali, consiglierei di osservare con attenzione queste due composizioni – perché esse contengono il segreto della sintesi e della leggibilità.

domenica 9 dicembre 2012

Una volta



Lo prese per il braccio. Lo teneva stretto, ché non se ne andasse da solo, attento però a non fargli male con le vecchie mani callose, come quando si cattura una lucertola. Non ce ne sarebbe stato bisogno: il bambino lo seguiva fiducioso, cogli occhi spalancati, attento a non inciampare sulle buche del sentiero. Vedi qui, diceva il vecchio, dove la terra si fa più bassa?, e il bambino annuiva in silenzio, meravigliato. Ecco, proprio in questo punto, una volta c'era il vecchio supermercato. Avresti dovuto vedere che roba!

domenica 25 novembre 2012

In fase di caricamento


È un serpente circolare, l'eterno ritorno che non si decide ad andare. Si mangia incessantemente la coda tratteggiata, si crea e si distrugge nel non-senso del tempo. Minuto dopo minuto si muove, eppure rimane fermo! e si muove e rimane fermo. La stasi in movimento del caricamento, dell'attesa all'azione, alla resa, all'evento, allo svolgimento del tempo. Il gomitolo s'attorciglia, o' gliommero, dobbiamo attendere lo sciogliersi del dramma, la spada che recida i vincoli del serpentello, che lo liberi per sempre, distruggendolo, dal suo tragico destino all'in-azione.