domenica 9 dicembre 2012

Una volta



Lo prese per il braccio. Lo teneva stretto, ché non se ne andasse da solo, attento però a non fargli male con le vecchie mani callose, come quando si cattura una lucertola. Non ce ne sarebbe stato bisogno: il bambino lo seguiva fiducioso, cogli occhi spalancati, attento a non inciampare sulle buche del sentiero. Vedi qui, diceva il vecchio, dove la terra si fa più bassa?, e il bambino annuiva in silenzio, meravigliato. Ecco, proprio in questo punto, una volta c'era il vecchio supermercato. Avresti dovuto vedere che roba!

domenica 25 novembre 2012

In fase di caricamento


È un serpente circolare, l'eterno ritorno che non si decide ad andare. Si mangia incessantemente la coda tratteggiata, si crea e si distrugge nel non-senso del tempo. Minuto dopo minuto si muove, eppure rimane fermo! e si muove e rimane fermo. La stasi in movimento del caricamento, dell'attesa all'azione, alla resa, all'evento, allo svolgimento del tempo. Il gomitolo s'attorciglia, o' gliommero, dobbiamo attendere lo sciogliersi del dramma, la spada che recida i vincoli del serpentello, che lo liberi per sempre, distruggendolo, dal suo tragico destino all'in-azione.

sabato 27 ottobre 2012

Considerazioni attorno a "Funes, el memorioso" di Borges


Molto è stato detto circa le prodigiose qualità di Ireneo Funes, personaggio uscito dalla penna di Borges. Si tratta del protagonista del brevissimo racconto pubblicato nel 1944, all'interno della raccolta che segna il vertice dell'opera dell'argentino, le Ficciones – racconto nato probabilmente come divertissement: lo stesso autore ci suggerisce, nella prefazione alla seconda parte dell'opera, Artificios, di leggerlo semplicemente come “metàfora del insomnio” - tema, quello dell'insonnia, spesso frequentato nelle sue pagine.

Eppure, come accade a tutti classici, il racconto ha fatto pensare, ed ha preso un'altra strada. Il personaggio ha acquisito una profondità imprevista, sganciandosi dalle intenzioni allegoriche originarie per diventare secondo alcuni emblema e anticipazione della memoria digitale, della memoria infinita o, ancora meglio, dell'incapacità di dimenticare.

giovedì 25 ottobre 2012

Il giudizio estetico nella scienza antica e moderna


Rendo disponibile sul blog, nella sezione Lavori, la tesi scritta nei caldi mesi estivi di questo anno. Si tratta di un lavoro ibrido, tra l'estetica e la filosofia della scienza, nel quale si sostiene l'ipotesi che anche la scienza (come in quasi tutte le attività umane, del resto) sia e sia stata sensibilmente influenzata da considerazioni circa la bellezza e l'ordine razionale della natura, sebbene molti scientisti sostengano l'esatto opposto: la scienza è sempre pura, basata su un assoluto empirismo, e la soggettività dello scienziato non conta minimamente ai fini del suo lavoro. 


domenica 9 settembre 2012

Lago di Molveno


non bruciare adesso



Sacro cesio
ansia a bordo
alto
declama:

– cala fiato
sentimento
carne tolta ai tabernacoli

chi. perenne
o fragile, o cauto
denuda
la spada?

di re, padre
sgravi il fondo
d’acqua,
dai figli.

chiami te.
ceda l’oro di vino.
nutra il lago
con krill fresco di corrente. 



Molveno, 6 settembre 2012

mercoledì 29 agosto 2012

Monti della Sibilla


sotto Forca Viola



Sgrana gioie in
dettagli
maestri /

centro o pastore,
bianchi di
fonte, istrici-dive

acqua fonda
su noi
fuoco, polo

///

flette lo slargo
riappende,
sono lo scasso
la spinta
la stanza

sono la lenza.










sabato 11 agosto 2012

L'altra romagna. Risposta a Elia.

[Rispondo con una vecchia poesia alla precedente poesia di Elia. L'idea è quella di delineare una geografia personale, un buon localismo, attraverso l'esercizio della parola poetica. Versi nati per caso, dalla noia. Il treno si era bloccato per ore, a causa di non so quali problemi, nel mezzo del niente, in piena campagna romagnola.]


Provo ancora meraviglia, l'ammetto.
Poso il libro e guardo fuori: attorno
indaffarati passeggeri senza

nome. Indifferenti al mistero
d'una rinascita tacita e lieve -
sono i peschi in fiore, e i mandorli.

Un pulviscolo rosa o innevato,
gocce casuali di nuovo colore:
ecco ciò che stordisce il mio sguardo.

Lontani nel turchese gli Appennini:
ma qui non v'è quel movimento. Solo
un ampio respiro di pianura

e logici filari allineati.
Provo ancora meraviglia, l'ammetto:
nessuna mente divina potrebbe

ambire a tale bellezza. Lascio
voi ai vostri impegni. Guardo
altrove. Silenzioso sono e assente.

E se anche fosse soltanto finzione,
nulla più di un attimo ubriaco,
sarebbe il reale ad aver torto –

e varrebbe la pena di restare
bocca aperta davanti all'illusione.



mercoledì 8 agosto 2012

L'altra romagna


S. Salvatore in Summano


Ecco il nome che si staglia sotto apre
gli occhi appoggiati agli sguardi, solco
vuoto che attraversa, l’ombra del dio asciutta farsi
protesa

tutto recasse una firma, l’ombra
di una sola scrittura franante sotto

gelasse, gelasse il cuore dei sassi
aprisse una strada rovina
facesse a noi aria, cascasse la pietra
rovina detriti macerie

cielo. un largo imbuto d’aria tutto sopra
sopra il cotto sopra la roverella
sopra il sopra dell’altare sopra il
tutto

lontananza. che forse non vorremmo
ma ci è data nel respiro, raggrumata
nello sputo infilato a forza dentro
tutto

giove. plutoni. calore sotterraneo della terra
ombre lisce nelle pietre del regno
corone e monili e monete, il tesoro il
tutto

eccoci perduti in povertà e malattie
lasciata la catena inchiodata alla cima
del sasso più antico che gli anni possano
coi denti erodere e addormentare

in quale sonno?

e i sogni che un punteruolo scava nel naufragio
della veggenza

e i nidi di rondine e le ceneri sotto la crosta
quale sonno quale sonno

la venuta della fiamma, un sole piccolo
la natura della valle
la natura della luce appena
appena, una screpolatura.