C'è
qualcosa, una qualità del corpo asciutto ed istrionico di Rezza, una
modulazione della sua voce, in grado di far esplodere la sala in
risate impossibili da frenare. A volte basta un gesto, un urlo, uno
sguardo, perché la comicità, come un'onda elettromagnetica
invisibile, si propaghi istantaneamente dalla scena alle poltrone, e
si coaguli in quel fatto curioso e illogico che chiamiamo risata.
mercoledì 14 maggio 2014
martedì 25 marzo 2014
Discorso Grigio di Fanny & Alexander
La
simbologia, soprattutto se applicata ai colori, può essere ambigua.
È difficile non cadere nei personalismi, nelle idiosincrasie, e
interpretare la semantica del colore con il dovuto distacco. Così è
per Discorso Grigio,
lo spettacolo di Fanny & Alexander dedicato all'analisi teatrale
della retorica politica.
Il grigio è il colore
dell'indistinto, del fumo, dell'opacità. Il grigio è il colore
spurio per eccellenza, il colore del torbido quotidiano, della prassi
ripetitiva. Grigio è l'ordinario. La scelta di questo colore per
connotare il politico in genere risponde, credo, ad una scelta precisa
operata dal gruppo teatrale ravennate.
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giovedì 20 marzo 2014
Coro a sei voci
[Con questo intervento desidero ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile la realizzazione di questo libriccino. In primo luogo i due bravissimi grafici che lo hanno concepito, dalla copertina alla scelta dei materiali, Nicola Varesco e Michele Evangelisti Savini. Senza il loro lavoro, gratuito e serio, senza il loro entusiasmo, la poesia sarebbe rimasta priva del suo logico supporto cartaceo. Ma non posso non citare anche chi, attraverso i suoi consigli, le sue opinioni, i suoi incoraggiamenti, mi ha permesso di migliorare e di portare a compimento questo lavoro: Elisabetta, Elia, Luca Cortesi, Elisa Angelini, Ermanna Montanari e Marco Martinelli, Franco Costantini e Ivano Mazzani. A tutti quanti esprimo la mia gratitudine sincera.
Per chi fosse interessato, qui si può scaricare la poesia.]
Le poesie nascono nei
modi più strani.
Questa non fa eccezione:
è cresciuta su se stessa dall'ammucchiarsi di tanti particolari,
visti e rivisti ogni giorno. Il riflesso della mia bici sulle
vetrine, una targa bianca in memoria dei caduti partigiani, il colore
screziato della laguna, il verde salato della pineta, le case basse e
muschiose del borgo. Immagini condivise, luoghi comuni, verrebbe da
dire: ma appunto perché comuni, diretti, parlanti.
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poesia
giovedì 27 febbraio 2014
Cosa so fare?
[Ospitiamo per la prima volta sul blog un intervento che non abbiamo scritto noi, per festeggiare la laurea di un nostro caro amico. Alla domanda "Che cosa so fare?", parte di un questionario universitario sulle abilità artistiche e grafiche sviluppate nel corso degli studi triennali, il giovane laureato ha risposto in questo modo, che abbiamo trovato irresistibilmente iroNico.]
Cosa
so fare?
So
arrotolare bene il filo del phon intorno al phon.
Faccio
passare il cavo attorno al manico e alla parte superiore da cui esce
l'aria, prima sull'uno e poi sull'altra. Il cavo è perfettamente
dritto, in modo tale che non si formino nodi e rigiramenti vari; la
presa poi la incastro nel cavo che è stato appena arrotolato.
Quest'ultimo ha formato una perfetta rete lineare che ricorda una
scacchiera ondulata. Il phon sarà così perfettamente accessibile se
sistemato all'interno di una scatola contenente tanti oggetti, poiché
il cavo non intralcerà la sua fuoriuscita. Il tutto viene realizzato
in un tempo che va dai tre a cinque secondi.
Sono
anche bravo a scrivere cose inutili.
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prosa
domenica 9 febbraio 2014
Lisbona. Qualche appunto sconclusionato
La
prima qualità che colpisce – diretto, agli occhi – il
visitatore, è la luce del sole, bianchissima, che in pieno giorno si
riflette a meridione sulla foce del Tago. Cammini per il Chiado,
rivolgi lo sguardo al fiume (che è come un preannuncio di mare) e la
luce ti inonda, motteggiando un miracolo; annulla i colori degli
azulejos in
un'istantanea chiarissima, sovraesposta. Non si tratta di un nitore
toscano, di quelli che rendono più chiari i colori, più razionali
gli spazi; si tratta di un lucore atlantico che abbaglia, confonde la
vista. Perché Lisbona non è già più una città mediterranea. È
una città limite, appesa all'estremo del vecchio continente, con un
piede sull'ultimo sperone di roccia lusitano, e l'altro già immerso
nell'oceano.
Si
sarebbe portati quasi a crederci, al mito che la vuole fondata da
Ulisse durante le sue errabonde navigazioni mediterranee; da
Ulyssippo a Lisbona,
l'etimo è breve. Mi immagino l'Ulisse dantesco approdare al sicuro,
nel golfo protetto dalle acque grigio-verdi del Tago: giusto il tempo
di fondare un'estrema città, prima di lanciarsi nella folle
traversata della virtute e dell'ubrica canoscenza.
domenica 26 gennaio 2014
Imitazione di Senofane
Gli
italiani? Lussi inutili impararono dall'Occidente,
quando
ancora non v'era l'odiata crisi.
Andavano
in piazza con odiosi piumini imbottiti
(erano
milioni, non di meno)
superbi,
vanitosi, con orribili acconciature
inondati
di costosissimi profumi.
Ormai
ventitré anni rigirano
il
mio pensiero per l'Italia:
tutto
intero vedo, penso e odo.
D’inverno
bisogna stare presso al fuoco,
sdraiati
su morbidi cuscini, dopo aver ben mangiato,
e
bere un dolce vino, sgranocchiando ceci,
e
chiacchierare: “Di dove sei, caro? Quanti anni hai?
Quanti
ne avevi quando venne il Meneghino?”
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lunedì 16 dicembre 2013
Il costo del profitto. Da Ravenna a Prato
Un filo rosso accomuna la tragedia del 1987 nei cantieri Mecnavi di Ravenna, nella quale morirono 13 operai e quella dello scorso primo dicembre, a Prato, quando si è scatenato un incendio che ha fatto 7 morti. Questo filo rosso è la logica del profitto, che non comprende le ragioni della "nuda vita".
Qui l'intervento completo sul blog collettivo Pequod.
giovedì 12 dicembre 2013
Gadda e la rabbia civile
È
passato mezzo secolo dalla pubblicazione del capolavoro di Gadda, La cognizione del dolore. Era il
1963. Usciva presso Einaudi, in un'edizione bellissima, con un saggio
iniziale di Contini più difficile dello stesso romanzo, raccogliendo
per la prima volta in un unico volume i vari episodi apparsi sulla
rivista Letteratura durante la prima travagliata stesura, dal 1938 al
1941.
Nonostante
parlasse di quell'Italia, il libro parlava a questa Italia. Vent'anni
non sembravano, già allora, essere passati. Certo, c'era stata la
guerra, il grande miracolo economico di mezzo; quindi la mutazione
antropologica, la laicizzazione d'importo. Eppure, quasi librandosi
sulle diagnosi pasoliniane, quasi cancellando con un colpo di spugna
quell'indiscutibile rottura storica, il libro di Gadda parlava,
urlava, raccontava di un'Italia più profonda, surrettizia, la
borghesissima Italia della continuità e dell'immobilismo.
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