Il
caso di d'Holbach è interessante per chiunque si occupi di ateismo e
soprattutto di storia dell'ateismo. Non si tratta di studiare il
materialismo ormai obsoleto di un grande intellettuale del
Settecento, tutt'altro: si tratta di individuare archeologicamente
una discendenza più o meno diretta che imparenti il ricco barone
franco-tedesco alle più recenti esperienze italiane della UAAR e
mostrarne, allo stesso tempo, la sostanziale identità d'impostazione
teorica. Si tratta, in ultima analisi, di ripensare daccapo le basi
dell'ateismo filosofico.
Capire
il pensiero di d'Holbach, isolarne gli errori scientifici più
grossolani, esaminare lo sviluppo delle sue posizioni nel corso degli
ultimi tre secoli è di fondamentale importanza per comprendere come
e perché l'ateismo filosofico abbia finora mancato di una matura
elaborazione intellettuale. L'ateismo filosofico ha avuto, bisogna
ammetterlo, cattivi padri fondatori.