[Pubblichiamo qui sotto due brevi estratti dal monologo I sentieri di Dino Campana che sarà recitato il 6 settembre da Gianfranco Tondini presso il Rifugio La Burraia (Santa Sofia, FC), in occasione dell'escursione dedicata da Ravenna Festival e Trail Romagna al centenario della pubblicazione dei Canti Orfici di Dino Campana. Qui, informazioni dettagliate.]
lunedì 1 settembre 2014
lunedì 25 agosto 2014
Es patrìda gaian #7
Quanto
può influire lo spazio sul pensiero? Assomigliamo forse più al
nostro dove, che al nostro quando.
La
posizione di Vernant è chiara: la nascita di un pensiero razionale e
laico, l'emergere di un logos capace di contrapporsi ad un
mythos, è indissolubilmente legata alla inedita dimensione
spaziale che gli ha fatto da quinta storica: la polis.
mercoledì 13 agosto 2014
Es patrìda gaian #6
La Tessaglia si apre improvvisa, dopo chilometri di strade tormentate, come un respiro. Campi gialli infiniti, cielo limpido: un paesaggio quasi americano, da grande West, non fosse per le pecore ai lati delle strade, o per l'inteso odore di mediterraneo che continua a soffiare nel vento.
Siamo già lontani dalla classicità, dal grande abbaglio di marmo e mare; questa è terra selvatica, allo stato brado, Grecia barbara, che si contrappone alla prima come una sorella maggiore, più vecchia e scontrosa, forastica. Qui, secondo il mito, gli Dei giovani e "civili", quelli dell'Olimpo, hanno combattuto la guerra contro i Titani, Dei "selvaggi", vincendoli e istituendo un nuovo cosmo fatto di patti e giuramenti.
lunedì 11 agosto 2014
Es patrìda gaian #5
Ci
sono cose che possono essere capite solo in rapporto al "dove"
nel quale sono accadute; cose che si spiegano solo grazie alla
geografia, allo spazio, o più semplicemente, grazie al suolo.
Si
racconta che Latona, incinta e raminga, condannata dalla gelosa Era a
non trovare posto alcuno sulla terra per partorire i suoi gemelli,
sia infine approdata a Delo, isola galleggiante in mezzo alle Cicladi
- non più mare, non ancora terraferma - dove infine sarebbe riuscita
a dare alla luce Apollo e Artemide, eludendo la maledizione.
sabato 26 luglio 2014
Es patrìda gaian #4
La
strada che porta a Epidauro è poco frequentata. Si ripetono curve
dolci, saliscendi morbidi, immersi nel verde dei pini marittimi.
Sembra quasi che anche il sole qui sia più clemente, più umano, e
non il solito mediterraneo disco di ferro battente. Non stupisce che
il santuario dedicato ad Asclepio l'abbiano voluto fondare in questi
luoghi: come per le case di cura moderne, immerse in quelle
scenografie bucoliche e agresti che, in fondo, fanno sempre
immalinconire un po'.
Assieme
a Olimpia e a Delfi, per ragioni affatto diverse, Epidauro è stato
un centro di raccolta e pellegrinaggio di importanza notevole per la
civiltà greca. Il santuario doveva essere in un qualche modo un
luogo paragonabile alla Lourdes moderna, in cui si va per ricevere la
guarigione dal dio, in questo caso Asclepio.
giovedì 24 luglio 2014
Es patrìda gaian #3
Sparta
- anzi, Sparti - langue innocua al centro della sua bella
pianura. Quattro strade, per di più brutte e polverose, ricostruite
in fretta e furia così come veniva più comodo, a centuriazione
romana. Qualche spartana sorbisce con la solita indolenza
l'immancabile caffè-frappè estivo, guardandoci passare con aria
interrogativa.
Nulla
che lasci riaffiorare il passato, nulla che riesca a fare anche solo
intuire l'esistenza di una delle città più importanti della storia
occidentale. Altroché "Questa è Sparta!", altroché
Leonida! Oggi alza goffamente la sua spada davanti allo stadio
cittadino, impietrito dentro una scultura discutibile, meta di
fanatici o di americani di passaggio in vacanza di gruppo.
martedì 22 luglio 2014
Es patrìda gaian #2
È
poco più che un ragazzo. Guarda davanti a sé con occhi bene aperti,
attentissimi. Scruta forse le imperfezioni dell'arena prima della
corsa, ma potrebbe anche ammirare il podio, potrebbe, con una punta
d'invidia per il vincitore, o con quella calma profonda in cui
precipitiamo dopo la vittoria. L'auriga sta per stringere in pugno le
redini che si divincolano come serpenti: ma ancora il movimento è
ambiguo, impossibile distinguere se di stretta o di resa.
Lo
sguardo è fermo, il collo saldo: ma già il bicipite è gravido di
una genesi di sforzo. I piedi, realissimi, accidentati, ben fermi a
terra: ma già le labbra sembrano dischiudersi nel primo urlo per
incitare i cavalli. C'è qualcosa che si agita dentro all'Auriga di
Delfi, ma non sappiamo definire cosa. Un'indecisione profonda, uno
scontrarsi psichico, camuffato dietro un'apparenza di quiete e
contemplazione.
Si parla di:
Auriga di Delfi,
Grecia,
scultura,
viaggi
lunedì 21 luglio 2014
Es patrìda gaian #1
Ci si lascia l'agorà alle spalle,
salendo. L'ombra bassa e odorosa dei pini è come una promessa:
nasconde il sole spietato, allevia la fatica dell'ascesa. Le
indicazioni sono poche, sulla collina della Pnice - i turisti ancora
meno. Qualche ateniese si riposa su una panchina scrostata, fuma,
dormicchia. Le lucertole approfittano degli sprazzi di luce disegnati
sugli aghi di pino prima di sparire inghiottita nel folto delle
agavi. Tutto odora di caldo, tutto è immobile nel frinire delle
cicale.
Si ascende fino alla cima, poca cosa
in confronto all'Acropoli. Quindi il verde dirada, si apre imprevisto
a un bianco accecante, verso ponente. Spunta la roccia, nuda, come se
avessero ferito la collina fino a mostrarne le ossa. È un teatro
naturale, a semicerchio, che degrada impercettibile. Non un arbusto,
se non sterpi bruciati e spinosi. A est, le chiome ossute dei pini; a
ovest la città, a perdita d'occhio, un mostro incoerente di case e
terrazze bianco sporche, che sale ed avvinghia alla gola il monte Licabetto.
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